Il Contesto

italiaLa realtà sociale in cui opera l’istituto è quella di una cittadina meridionale, ai margini della conurbazione napoletana, con una storia antica di isolamento e marginalità, una struttura sociale di origine contadina culturalmente arretrata, priva, almeno per l’immediato, di una prospettiva di sviluppo economico.

Attualmente la struttura economica dell’intera zona risulta prevalentemente terziarizzata. Basti pensare che, nella sola città di Mondragone, in base ai dati ISTAT, il 54,7% della popolazione attiva è impiegata nel terziario (pubblico e privato).

Il settore terziario, però, nell’odierna congiuntura economica, non riesce più ad assorbire la forza lavoro qualificata, soprattutto laureata e questo non ha fatto che peggiorare i dati già preoccupanti sulla disoccupazione intellettuale meridionale e di conseguenza locale, costretta, per trovare un’occupazione, ad emigrare.

A questa situazione di difficoltà va ad aggiungersi il fenomeno, relativamente recente, dell’immigrazione. Esso, in un breve periodo, è andato acquisendo sempre maggiore impatto: da fenomeno del tutto marginale e trascurabile, si è trasformato in una realtà consistente particolarmente problematica nell’area del litorale domitio.

Dapprima si sono insediati gli immigrati clandestini soprattutto nordafricani e successivamente quelli provenienti dai paesi dell’est Europa (Romania, Albania, Polonia) e soprattutto dalle ex repubbliche sovietiche (Ucraina). In pochi anni gli immigrati (moltissimi clandestini) si sono trasferiti anche con le rispettive famiglie, ponendo quindi l’esigenza, da parte della comunità, di non essere considerati semplicemente come manodopera, ma di richiedere una vera e propria integrazione.

Ciò vuol dire: conoscere la lingua e le strutture sociali e culturali, farsi accettare come soggetti portatori di diritti e non solo come manovalanza, inserire in particolare i bambini e gli adolescenti nelle scuole pubbliche, partecipare attivamente alla vita civile, sociale ed economica della comunità.

Il territorio si è trovato sostanzialmente impreparato ad affrontare tale richiesta ed a gestire il fenomeno.

Rientra, quindi, tra i compiti formativi della scuola quello di contribuire alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi etnici e la realtà locale al fine di favorire una vera integrazione nella struttura sociale e culturale, anche per ridurre i fenomeni criminosi legati alle situazioni d’illegalità.

La scuola ha l’esigenza di aprirsi alla società, cercando di individuarne ed interpretarne le linee di tendenza, confrontandosi con altre esperienze formative per individuare analogie e differenze.

L’istituzione scolastica deve, quindi, programmare i propri percorsi e introdurre nuovi modelli, mutuati da altri sistemi non solo a livello nazionale, puntando ad accelerare i processi di modernizzazione della società locale e diventando nuovo punto di riferimento culturale.

È evidente che tale apertura richiede un diverso rapporto con gli Enti Locali che non potranno essere più visti esclusivamente come erogatori di servizi o risorse per la scuola, ma come partner in un progetto di sviluppo integrato.

Tutto ciò appare tanto più necessario se si guarda agli effetti che sui nostri giovani hanno determinato la mancanza di strutture e di servizi efficienti, di spazi comunitari di aggregazione nonché l’incertezza del futuro legata al gravissimo problema della disoccupazione. I giovani sono continuamente sollecitati verso gravi forme di devianza: alcune di queste – uso di droghe, alcool, allucinogeni, atti di vandalismo ecc. – investono l’intera società italiana, altre hanno un carattere specifico nel contesto territoriale fortemente compromesso dalla presenza della delinquenza organizzata, che proprio fra i giovani cerca e trova la sua manovalanza.

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    07.03.2017

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